| Luca Bergero (fhievel) è uno dei più giovani sperimentatori elettronici italiani. Nei tre CD solisti prodotti fino ad oggi, che culminano nel notevole "Vetri di carta" (S'agita Recordings), ha intrapreso un'indagine 'dentro' ai suoni alla ricerca di purezza ed esclusività timbriche, costruendo singolari punteggiature che quasi mai si accavallano e lasciano a bocca aperta per la loro trasparenza, la loro nitidezza e la loro profondità. Ogni suo suono equivale ad un riflesso luminoso, o ad un filamento, osservato mentre attraversa una massa d'acqua ipertrasparente. La sua è una ricerca portata avanti con agghiacciante lucidità, e questa fredda razionalità, se non altro, lo accomuna al 'bolognese' Valerio Tricoli. Va però detto che, come avviene per Tricoli, tale pragmatismo non va mai a scapito della poesia. Da qualche anno Fhievel si esibisce frequentemente in coppia con Luca Sigurtà, la loro performance fu una delle migliori a "Superfici Sonore", in un'intesa dove il raziocinio del primo è compensato dall'approccio più passionale del pard. L'ultima sua realizzazione, ma siamo in attesa del nuovo CD come solista, è l'ottimo "Pocket Progressive" (Creative Sources) inciso in trio con Sigurtà e Claudio Rocchetti. Si tratta di un lavoro d'improvvisazione, vedi la recensione negli appositi spazi, in cui Bergero sembra disposto ad allentare, se pure per un attimo, la morsa della sistematicità. Bergero è una realtà, più che una promessa, della musica sperimentale italiana e lo dimostra anche attraverso la chiarezza d'idee con cui affronta alcune tematiche del post-superfici sonore nella breve intervista che segue. Prima della terza rassegna fiorentina "Superfici Sonore", a quanto ne so, eri una specie di 'isolazionista', mentre adesso ti trovo via via impegnato in esperienze collaborative. Cosa ha rappresentato per te quell'esperienza? L'esperienza fiorentina ha sicuramente rappresentato una svolta nel mio percorso musicale: posso ritenerla allo stesso tempo un punto d'arrivo ed un importante punto d'inizio. Un punto d'arrivo in quanto, alla fine del festival, mi sono reso conto che molte parti costitutive del mio lavoro erano giunte alla loro naturale conclusione ed un punto d'inizio in quanto l'incontro con una buona parte della scena italiana ha aperto ai miei occhi orizzonti davvero sorprendenti sia a livello prettamente musicale sia a livello umano. Continuo sicuramente ad essere un 'isolazionista', ma è un lato di me stesso che preferisco far trasparire nei miei lavori composti in solo: in ognuno di essi è contenuta la mia personalità più intima che nella maggior parte delle volte non trova parole per risalire in superficie. La musica è forse il mezzo che istintivamente e naturalmente mi permette di farlo. Prima di "Superfici Sonore" mi ero già esibito in duo, in quei giorni si è, in qualche modo, consolidata e rafforzata l'idea che ancora oggi portiamo avanti. La condivisione dell'esperienza di un concerto continua, seppur in modo particolare, ad essere un grande stimolo, l'approccio è sicuramente diverso rispetto ad un live in solo, ma il confronto continuo e totale ci permette una maggiore attenzione all'evoluzione dei nostri lavori. Secondo te la musica italiana di qualità riceve un'adeguata promozione? Un paio d'anni fa la stessa domanda provocò in Italia un esplosione creativa che personalmente non avevo mai avuto la fortuna d'incontrare. Confrontarsi ancora su questa tematica significa che, purtroppo, nonostante in questo periodo ci siano stati molteplici cambiamenti , in quest'ambito così fondamentale non è cambiato assolutamente nulla. In Italia le promozioni adeguate sono davvero poche, chi si impegna in questo senso rappresenta senza dubbio un'importante riserva di energie e passione che spesso, però, rischia di essere soffocata da mille ostacoli, perplessità e incompetenze. Coloro che effettivamente hanno la possibilità e l'esperienza soffrono in molte occasioni di profonda esterofilia. Non sarebbe assolutamente giusto un protezionismo in senso contrario, ma un'eguale considerazione sarebbe quantomeno dovuta. I due aspetti a mio parere interessanti sono costituiti dalle piccole realtà indipendenti che, anche in questo caso, seguitano spesso a promuovere l'attività interna al nostro Paese, e dalla, per certi versi paradossale, notevole considerazione di cui godono i musicisti italiani all'estero. Anche nelle date che abbiamo appena concluso in Germania pareva esserci un alone di grande interesse e curiosità nei confronti della scena italiana. Speriamo che in futuro la qualità della musica possa contare più dei banali aspetti di mero costume. Parlando con molti musicisti ho avuto l'impressione che preferiscano pubblicare su etichette estere perché pensano che pubblicare su un'etichetta italiana equivalga a rinchiudersi nel circuito nazionale, tu cosa ne pensi? Non è che le etichette indipendenti italiane fanno veramente troppo poco per promuovere i loro musicisti all'estero (prendendo come paragone ciò che fanno le etichette estere per promuovere i loro musicisti in Italia)? Rispetto alla promozione mi pare che il problema sia un po' differente, attualmente le possibilità di un uscita italiana sono davvero basse. Le pubblicazioni in cd sono piuttosto limitate, salvo qualche importante eccezione, e chi stampa su cd lo fa, nella maggior parte dei casi, a livello di autoproduzione. Le etichette in cd-r che continuano a programmare uscite di musicisti italiani e stranieri, nonostante rappresentino un aspetto importante da tenere in considerazione hanno, ovviamente, opportunità limitate. Sovente doversi rivolgere ad etichette straniere diventa, in questa situazione, indispensabile. Sebbene sia molto difficile ovunque e nonostante le etichette di tutto il mondo stiano cercando di limitare e ponderare le uscite, pubblicare all'estero risulta, attualmente, la soluzione a cui molti aspirano. Non credo che un disco per un'etichetta italiana equivalga necessariamente a limitarsi all'interno del circuito nazionale, è chiaro che dipende esclusivamente dal tipo di attività promozionale e dalla distribuzione che vengono effettuate. È innegabile che solitamente le etichette straniere gestiscono molto bene le uscite prevedendo, per ogni disco, una serie di contatti promozionali ad ampio raggio fondamentali alla visibilità dei lavori. Personalmente, avendone la possibilità, sarei felice di pubblicare in Italia e spero davvero possano nascere progetti in questa direzione con l'intento concreto e serio di portare avanti il progetto in modo duraturo. La pubblicazione del disco con Rocchetti e Sigurtà da parte della Creative Sources è uno di quegli avvenimenti che danno la misura di quanto sia considerata oggi la musica sperimentale italiana, hai qualche dato sull'accoglienza ricevuta da quel disco? "Pocket Progressive" è stato fin dal primo momento una grande sorpresa, è il risultato di un'intensa improvvisazione che già durante i momenti in cui veniva registrata ci stava suggerendo come fossimo all'inizio di una nuova fase. In quella circostanza io, Rocchetti e Sigurtà abbiamo compreso come il trio fosse un progetto coinvolgente e costruttivo. A differenza dei nostri singoli lavori in studio l'improvvisazione ci da la possibilità di una forte iterazione 'spontanea', quando suoniamo insieme ognuno da il proprio massimo contributo , ma con il continuo tentativo di relazionarsi agli altri. Il ritrovarsi tra i nomi dei più grandi improvvisatori è, almeno personalmente, una grande soddisfazione e ci indica come probabilmente avessimo ragione. La Creative Sources, alla luce delle recensioni e dei riscontri che continuiamo a ricevere, è contemporaneamente sorpresa e soddisfatta; le possibilità di esibirci in trio, grazie all'uscita del disco, sia all'estero che in Italia ci danno la certezza di voler continuare il progetto e la convinzione di prevedere ulteriori pubblicazioni. Mentre fino a qualche anno fa il pubblico si spostava di chilometri per assistere ai concerti, mi sembra che oggi siano i musicisti che devono spostarsi per andare a trovare il pubblico... tu riesci a comprendere cosa sta avvenendo? E quali sono i motivi di questo cambiamento? A me questa situazione più intima che si è creata piace molto, ma a voi musicisti magari crea qualche difficoltà? È vero, mi pare si stia andando verso qualcosa prossimo alla specializzazione, stanno nascendo piccole realtà gestite seriamente in cui viene dato peso e spessore alla musica. Se tempo fa venivano organizzati concerti in locali con programmazione variegata oggi, invece, è in queste 'oasi' che naturalmente il pubblico interessato tende a concentrarsi. Si sta creando una rete di visibilità importante che, coincidendo spesso con situazioni di piccole dimensioni, permette di gestire i concerti in modo molto più profondo e intenso, raggiungendo appunto un aspetto intimo con il luogo e le persone. Il pubblico è sovente omogeneo, la cultura e l'attitudine nei confronti dei concerti aumentano, il pubblico risulta più consapevole e attento al dettaglio. Nonostante qualche difficoltà in più a causa degli spostamenti è comunque per noi preferibile e assolutamente più stimolante arrivare in un luogo in cui si è certi che la gente è interessata ad essere coinvolta in ciò che stai facendo piuttosto che ad assorbire passivamente una serie incomprensibile di suoni. Veniamo a te, a parte il disco su Creative Sources è un pezzo che non pubblichi nulla? Hai qualcosa in programma? E per il duo con Luca Sigurtà è prevista qualche pubblicazione? "Vetri di carta" pubblicato nel 2003 dalla S'agita Recordings è sicuramente molto importante per il mio percorso musicale: ha accompagnato e rappresentato totalmente una mia intensa fase dedicata ai microsuoni e ai microsuoni digitali in cui il minimalismo coincideva con la mia massima espressione. Concluso il progetto ho voluto focalizzare la direzione verso la quale si stava muovendo la mia estetica: odio il tentativo inteso come speranza in buon risultato, preferisco partire da un'idea forte e significativa, che rappresenti delle fondamenta stabili per iniziare un nuovo lavoro. Aspettare un po' di tempo dedicandomi a progetti paralleli è stato di grande utilità e avendo raccolto un buon numero di spunti ho dedicato tutto il 2004 alla realizzazione del mio nuovo disco in solo, intitolato "Le baptême de la solitude", attualmente in attesa di essere pubblicato: è molto più articolato rispetto ai precedenti, racchiude una molteplicità di visioni e stati d'animo che mi ha richiesto un lavoro incredibilmente costante e faticoso. Contemporaneamente allo studio del nuovo disco sono stato coinvolto nello sviluppo di numerosi progetti audio video ed installazioni in collaborazione con il regista Manuele Cecconello e Luca Sigurtà che ci hanno permesso di partecipare, ad esempio, a Convergenze presso la Fondazione Pistoletto e ad Empowerment 04 a Genova . La voglia e l'intenzione di realizzare una pubblicazione con Sigurtà sono presenti da molto tempo, siamo sicuri sarebbe un lavoro che richiederebbe un grande impegno, quindi vogliamo essere certi di trovarci nel momento giusto, con la massima predisposizione, in modo da ottenere un risultato appagante. |