| Uno scambio di battute con Luca Bergero aka fhievel, compositore e performer di musica elettronica-elettroacustica di grande valore e classe. Una persona interessante che ci apre la porta sul suo mondo di suoni, immagini e parole. Francesco Vitale: Come nasce una composizione di fhievel? Hai già in mente il risultato finale e magari partendo dal particolare lo sviluppi oppure è un lavoro che procede per sottrazione? Luca Bergero: Quando inizio un nuovo lavoro mi piace partire da una singola idea precisa, lontana dal tentativo, magari connessa alla sonorità o ad una sensazione. Il particolare, come suggerisci tu, si estende verso uno sviluppo successivo. Non è mia abitudine iniziare differenti progetti per poi scegliere successivamente quali completare. Negli anni non ho mai abbandonato una composizione, una volta iniziata sento un sincero bisogno di completarla. Rinunciare ad un lavoro significherebbe chiudere gli occhi su una parte di me. Una parte molto difficile è però ottenere quel, magari unico, suono in grado di innescare il processo compositivo. Per questo dedico particolare attenzione a questa fase in cui cerco nuove soluzioni, nuovi spunti. Raramente riesco ad ottenere con facilità un risultato capace di soddisfarmi. Mi piace porre particolare attenzione ad alcuni dettagli per me molto importanti che, probabilmente ed in modo involontario, rappresentano il filo conduttore rintracciabile nei miei lavori. FV: Oltre a una ormai ricca produzione in solo, negli ultimi anni ti sei anche cimentato in lavori improvvisativi con altri ensemble (penso a "Pocket Progressive" e a "Free for(m) Rimbaud"). In cosa si differenzia il tuo personale approccio alla materia musicale? LB: I lavori in solo e le collaborazioni rappresentano due punti sensibilmente distanti della mia produzione. Capaci di coesistere e rispecchiare, a loro modo, aspetti differenti, forse opposti, della mia personalità. La riflessività contro l'impulsività. Mi ritengo una persona solitaria, lavorare su nuovo materiale mi permette di poter aspirare ad una personale ricerca. E' l'equilibrio sottile ed instabile che cattura la mia attenzione. Un equilibrio che tende a trasformarsi continuamente, che si spezza fragilmente per ripresentarsi in un'altra forma. Solo un'analisi senza contribuiti esterni ammette comprensione significativa. I progetti legati all'improvvisazione rincorrono invece l'istintività. Il confronto di differenti visioni musicali è capace di far scaturire, spesso inaspettatamente, punti d'incontro tematici stimolanti. Lavorare con musicisti come La Forgia e Mariani, per alcuni aspetti lontani dalla mia "quotidianità musicale", si è rivelata una sorpresa molto gratificante. L'improvvisazione, a differenza di un mio lavoro in solo, si esaurisce in un arco temporale breve che non permette, se non a posteriori, una rivalutazione dei possibili sviluppi sonori. La relazione istantanea deve essere capace di generare tematiche sonore in grado di rappresentare le singole entità coinvolte. Mi piace pensare alle improvvisazioni come ad un dialogo tra persone che si incontrano casualmente. Talvolta il risultato è capace d'essere comprensivo ed interessante anche per gli ascoltatori esterni. Anche le collaborazioni audio/video, ad esempio la sonorizzazione dei progetti di Manuele Cecconello, nel contesto della mia produzione, riescono ad affascinarmi costantemente. Il confronto con l'idea originaria del regista e la rivalutazione da osservatore estraneo caratterizzano un lavoro in cui solo la sinergia dei differenti elementi permette di ottenere un lavoro coerente e significante. Se i progetti visivi sono costituiti, inoltre, da una forte poetica come quelli di Cecconello è fondamentale valutare e comprendere le intenzioni dell'autore. Ultimamente sento la necessità di affiancare al suono, oltre al video, anche progetti connessi al teatro ed alla sua fisicità. Credo fortemente in una particolare espressività umana e nella sua capacità di staccarsi dalla, talvolta impersonale, produzione tecnologica. Spero potranno esserci sviluppi concreti in tal direzione. FV: Le tue composizioni sembrano ammantarsi di significati artistici che vanno oltre la sfera dello strettamente "musicale", con la loro connotazione prettamente narrativa appaiono assai più vicine alla letteratura, al racconto. Si nasconde anche questa intenzione nel lavoro di fhievel? LB: In passato mi piaceva molto paragonare le mie modalità compositive alla stream of consciousness di Joyce, un continuo flusso di parole/suoni collegato a immagini e ricordi. Il rapporto della mia produzione con il mondo letterario continua a parermi, a distanza di anni, affascinante e stimolante. Fin dai primi lavori, probabilmente in modo cosciente da "Vetri di carta", mi sono sempre reso conto, ad un certo punto, di ritrovare nel suono un passo del mio cammino, una parte del mio vissuto. In realtà non credo di poter effettuare una scelta a priori e ben definita. In un progetto non posso decidere, coerentemente, di raccontare una particolare esperienza. Quello che posso fare, a lavoro finito, è rintracciare, da ascoltatore esterno, un collegamento con il mio percorso. Ripensando a tutti i miei lavori passati, posso oggi, rivedere in ognuno un particolare momento della mia vita. Probabilmente piccoli tasselli del puzzle del mio racconto. Come la fotografia, il secondo lato a cui dedico molta parte del mio impegno, anche la musica è, per me, indissolubilmente legata alla memoria. Mentre la fotografia rappresenta distanti e precisi momenti, catturati e rapiti, la musica, se effettivamente può contenere narrazione, lo fa in maniera meno definita, un possibile ricordo senza contorni. FV: Di quali strumenti tecnici ti avvali durante la registrazione e la composizione? Ci fai una panoramica dell' hardware che ti consente di creare la tua musica? LB: Gli strumenti tecnici variano leggermente a seconda del contesto. Solitamente uso, sia in studio che durante i live, un PowerbookG4 con scheda audio Tascam, microfoni piezoelettrici o cardioidi. Nell'ultimo anno ho utilizzato spesso un giradischi Technics 1200 che, impiegato in modo atipico, mi ha permesso di realizzare numerosi suoni interessanti. In studio ho dei monitor Genelec8030 ed un synth Oberheim. Anche tecnicamente mi piace molto cercare un bilanciamento tra sorgenti lontane tra loro, tra il mondo analogico e quello digitale. FV: Il tuo primo lavoro "Fluctuazione" te lo eri autoprodotto, "Vetri di carta" uscì per la ormai defunta S'Agita Rec., "Le Bapteme..." e "Preghiera per una stella" per due valentissime labels (petite sono] e AFE) su cd-r in sole cento copie... Fatta eccezione per "Pocket Progressive" uscito in cd su Creative Sources, la tua produzione è destinata a scomparire a causa della mancanza dei supporti di distribuzione. Come ti relazioni con il mercato della musica sperimentale dal punto di vista prettamente pratico? Pensi di ripubblicare prima o poi il vecchio materiale? LB: Non credo che il destino di una produzione sia legato al tipo di supporto. Non metto in dubbio che ci siano differenti livelli di distribuzione, sarei cieco se non lo ammettessi, ma in realtà il mio punto di vista è leggermente diverso. I miei dischi sono disponibili in poche copie, non è un problema. Preferisco pensare a poche persone soddisfatte nell'ascoltare il mio lavoro che molte deluse nel trovarlo superficiale. La vita di un disco, CD e CDr senza differenze, dipende solo dal valore attribuitogli dall'ascoltatore. Finchè si hanno la possibilità e l'interesse di scoprire nuove sfumature e ritrovare in esso nuove sensazioni il tempo non avrà avuto la meglio. Il mercato della musica sperimentale è limitato, le cose non credo cambieranno drasticamente col tempo, penso sia inutile illudersi. L'unica cosa che posso fare è lavorare al meglio delle mie possibilità, ponendo il massimo impegno in ogni produzione. Per la stima che ho nei confronti delle etichette come la AFE, per il loro sforzo negli anni penso sia doveroso, da parte nostra, contribuire alla loro tutela. Altre perdite in tal senso sarebbero un brutto colpo per la musica in Italia. Spero che le piccole realtà possano avere, ancora, la pazienza di continuare. Se si presenterà l'occasione di ripubblicare il mio materiale sarò contento di farlo, in quanto, probabilmente, qualcuno avrà ritenuto ulteriormente significativo il mio lavoro. FV: Cosa c'è ultimamente nello stereo di Luca Bergero? Anche se a questo punto dovrei chiedere anche cosa c'è da leggere sul comodino... LB: Ultimamente sto ascoltando l'ultimo disco (omonimo) dei Fine Before You Came. Sul comodino ho "Teoria e pratica della non-violenza" di Gandhi. Ho sempre ammirato la figura storica di Gandhi senza, però, aver mai approfondito le tematiche da lui proposte. Mi è sembrato corretto cercare di avvicinarmi alla sua dottrina attraverso uno dei suoi libri più famosi. Ritengo interessante comprendere se, ed in che modo, i suoi temi possano ancora essere attuali dopo anni di cambiamenti radicali. L'India ha, almeno a livello politico, rifiutato i suoi insegnamenti. Purtroppo, un'altra volta, il profitto ha soffocato gli ideali. FV: "Il sole tramonta. Sento questo fiume che scorre dentro di me, il suo passato, la terra antica, il clima mutevole. Le colline gli fan dolce corona: il suo corso è stabilito" (Henry Miller). Anche le stelle hanno un medesimo destino? Dove vanno a finire? LB: Tutto si trasforma. Anche le stelle, lentamente, evolvono per raggiungere il loro stadio finale. Per milioni di anni brillano in cielo, ci accompagnano. Sognare questa mutevole lontananza mi riempie di emozioni. |