| Se in “Map” Jean-Luc Guionnet si concede momenti di musica suonata, con scampoli di jazz e minimalismo, in “Non Solo”, parte dello split diviso a metà con la trinità Rocchetti/Fhievel/Sigurtà, il musicista francese si prodiga in un ‘non solo’, appunto, che rappresenta una sorta di negazione del proprio suono e del proprio io. Come dallo stesso Guionnet segnalato nelle note del cd, la lunga traccia nasce da una conversazione/collaborazione con il sassofonista francese Marc Baron, che chiese a Guionnet di comporre una non-musica al fine di aiutarlo e disturbarlo nell’esecuzione dei suoi assoli; dei suoni che non gli avrebbero impedito di suonare in ‘solo’ ma qualcosa che avrebbe dovuto suonare nello stesso tempo. Da qui, un lungo studio sfociato in una composizione, con la dedica appunto a Marc Baron, in cui Guionnet tende all’annullamento del suono stesso, nonché del proprio modo di concepirlo; un processo da cui però, allo stesso tempo, riesce a ricavare una nuova fonte di produzione e nuovi traguardi da raggiungere; in definitiva, una musica da una non-musica, e viceversa. Il cd dicevamo è diviso a metà con i nostri Claudio Rocchetti, Fhievel, Luca Sigurtà che qui rinverdiscono i fasti del bellissimo “Pocket progressive” uscito tre anni fa per la Creative Sources; questa nuova traccia senza titolo è un lento dipanarsi di segnali sonori, tra musica concreta ed elettronica, che si intrecciano fino a convogliarsi in un cuore centrale, racchiuso da lunghi momenti di silenzio; un crescendo di suoni che dialogano e si amalgamano magicamente tra di loro, fino a lasciarsi nuovamente cadere nell’oblio. Ottimi. |