| Lo stesso Rocchetti è responsabile insieme a Fhievel e Luca Sigurtà, di uno dei lavori più estremi e privi di compromessi della nuova scena di sperimentatori/improvvisatori italiani. Il paesaggio sonoro tracciato dai tre in questa mezz'ora cruda e severa è caratterizzato da relitti di suoni che sembrano lame taglienti, fili spinati, resti di una perduta organicità che qui è ritrovata non nell'insieme ma in ogni singolo nucleo, non in armoniche costruzioni ma in monadi sonore ognuna delle quali si rivela ricca di sommovimenti. Utilizzando giradischi, percussioni, radio, electronics, field recordings e più in generale 'oggetti', i tre creano un album spietato che è allo stesso tempo frutto disarmante di una presa diretta sul reale e ritratto di una condizione creativa priva di abbellimenti che va dritta alla sostanza del suono. |