Luca Bergero č stato acclamato, gią dai primi due mini-cd autoprodotti, come una delle pił interessanti promesse della musica elettronica italiana. Tali entusiasmi, alla luce di questa prima realizzazione 'ufficiale', si dimostrano pił che giustificati. Cosa c'č di particolare nella musica di Luca č niente e tutto, ma, soprattutto, ci sono quelle cose semplici in grado di farti riflettere senza riuscire a capire perchč non ci avevi pensato prima, tanto paiono elementari. Un po' come succede per 4' 33" di John Cage. Un primo elemento che colpisce č legato all'eccellente qualitį del suono, nitido e cristallino, che lascia intendere la padronanza acquisita da Luca sui mezzi che utilizza; Fhievel dimostra con ciņ che la pulizia, l'ordine, l'attenzione riservata ai particolari, l'armonia e la delicatezza non sono necessariamente sintomo di ruffianeria e inespressivitį. Poi c'č il gusto nel miscelare suoni che possono espandersi, distendersi o frantumarsi gracidando, fischiettando e gorgheggiando; suoni che a volte sembrano inghiottire e digerire se stessi, come quando, in alcuni momenti, vengono accennati solubili pattern ritmici che svaniscono sul nascere. Sono suoni timidi, che sembrano aver paura di mostrarsi a causa di questa loro nuditį cosœ integrale. Tre o quattro anni fa rimasi colpito, durante un Festival di Angelica, dalla discrezione intrinseca allo splendido concerto degli AMM e oggi ritrovo lo stesso riserbo di quel concerto nel disco di Fhievel. "Vetri di carta" č fonte di buon umore e relax, ascoltarne le evoluzioni equivale a distendersi adagiati sulla riva di uno stagno o nell'intimitį di una grande parco-voliera. "Vetri di carta" č il cd che consiglierei, in funzione terapeutica, a molti new-agers che conosco: rilassate le membra e lo spirito ma fatelo con classe, sobrietį e intelligenza. Fhievel č qui per aiutarvi.